Come al solito tocca al matto della compagnia rivelare quale sia la verità, nel gioco delle ombre della Silicon Valley.
Mentre, infatti, i vertici delle grande compagnie americane di AI (OpenAI, Anthropic, Musk, Microsoft) si superano a vicenda nel paventare un prossimo Armageddon, lanciando nella costernazione i miliardi di utenti delle intelligenze artificiali che non si danno ragione di come mai siano proprio loro, i proprietari, gli inventori, i propagandisti di questi prodigi tecnologici a sollecitare lo stop, la necessità di una pausa riflessiva, Donald Trump, sempre alla ricerca di un qualche jolly per uscire dal buco in cui i suoi fallimenti lo hanno condotto, ci fa sapere, che è tutto un gioco di illusionisti, la roulette non si ferma.
Allora a che gioco si sta giocando? E soprattutto chi sta giocando e perché?
Piccola premessa metodologica: di cosa parliamo?
Di quei giochetti di società a cui chiedi la biografia del tuo cantante o di scrivere la relazione di condominio?
Diciamo quei sistemi conversazionali che consolano single frustrati o intrattengono minorenni in tempesta ormonale? No, non stiamo parlando degli eredi di Alexa, per cui gli incantatori di pappagalli stocastici che fanno fortuna annunciando la frivolezza di questi apparati possono essere licenziati. Stiamo parlando dei potenti sistemi di calcolo, predizione e profilazione che riproducono le connessioni neurali, e supportano , a volte sostituiscono, gli umani nelle decisioni. Parliamo degli eredi di lavender, il sistema con cui si programmi i bombardamenti a Gaza identificando tutti gli effetti collaterali, prima dell’azione militare.
Fissato l’oggetto cerchiamo di capire il brusio attorno a questo nuovo orizzonte.
Da quanto si legge, dall’ultimo allarme lanciato sul suo blog dal Ceo di Anthropic Dario Amodei e condiviso da Elon Musk e dal Ceo di OpenAi Sam Altman, il messaggio sembra univoco: gli apprendisti stregoni sembrano dirci che potrebbero non controllare i mostri che hanno creato e con i quali sono saliti sul tetto del potere del mondo. Anzi è cominciato un gioco alla rovescia: ognuno mette in campo gli incidenti accaduti alle sperimentazioni nei propri laboratori per rendere più minaccioso il prossimo futuro.
Un anno, qualcuno dice sei mesi, e potremmo essere tutto zero days, sistemi hackerabili non da altri umani ma direttamente da macchine che forsennatamente alla ricerca di soluzioni per le missioni assegnatele, non si fermerebbero dinanzi a niente, arrivando a mettere in grave pericolo la sicurezza di intere comunità nazionali.
Tutto è iniziato dalle dimissioni da Anthropic del ricercatore Coxon: “L’Ai può uccidere tutti”
La valanga si è messa in moto dopo che uno dei tanti tecnici della Silicon Valley, Jacob Coxon, che ha lavorato prima da OpenAI e poi da Anthropic, un curriculum fatto su misura per un salvatore della patria, si dimette per incompatibilità morale: attorno a lui vede già i prodromi di una catastrofe.
Coxon in realtà si trova a dare voce all’irrequietezza di migliaia di suoi colleghi, che dopo i fasti della prima fase delle AI, quando venivano strappati alla concorrenza a colpi di milioni e milioni di dollari, si trovano ora in una fase di stasi, in cui molte loro funzioni sono già affidate a bot agentici, sistemi specializzati che svolgono attività operative coordinandosi fra di loro.
L’irrequietezza ovviamente non è direttamente indotta da una flessione delle prospettive di carriera, ma certo coincide con questa situazione e si esprime con il disagio di trovarsi a lavorare a progetti di cui non si capisce bene il fine e l’approdo.
Siamo dunque ad uno snodo esistenziale: le intelligenze artificiali, al plurale perché si stanno differenziando in maniera frenetica, stanno minacciando prima che gli umani se stesse, attaccando i propri eco sistemi. A furia di sperimentare la loro intraprendenza, esattamente come in alcuni laboratori cinesi si testavano le reazioni di virus patogeni, qualcosa deve essere scappato di mano e, proprio come a Wuhan qualche tecnico ha cominciato a parlare.
Ma l’unico modo per coprire uno spillover, per rimanere alla metafora del Covid, non c’è niente di meglio che un allarme generale.
E qui arriviamo al coretto dei flagellanti: perché tutti i vertici all’unisono, anche rompendo il patto di omertà con la Casa Bianca, lanciano il grido di dolore parlando di pericoli imminenti?
Secondo il manuale delle giovani marmotte, quando un monopolista denuncia i pericoli del monopolio vuol dire che qualcosa sta scricchiolando nel suo potere.
E questo qualcosa ha due facce: una massa di investimenti ormai insostenibili, parliamo di 10mila miliardi nei prossimi 10 anni; e una tendenza del mercato che rischia di sfuggire al controllo dei monopolisti.
Il primo punto è facilmente verificabile. Ognuno degli apprendisti stregoni ha investito somme enormi nei cantieri di addestramento dei sistemi specializzati, diciamo le batterie di bot agentici, che vanno direttamente sul mercato dell’utente finale, il più promettente. Ma l’utente finale ancora non c’è.
Poi c’è quel domino di investimenti a cascata, per cui ognuno investe sul proprio cliente o fornitore che compongono la trafila delle infrastrutture digitali, che vede i produttori di chip, insieme costruttori di data center, combinarsi con service provider agentici.
Una catena di sant’Antonio battezzata da Nvidia, il cardine del mercato con la sua iperliquidità, con investimenti colossali di circa 5mila miliardi programmati nei prossimi cinque anni, che viene allungata da ogni singolo gruppo.
Serve una rete di sicurezza, un Pantalone, ossia lo Stato americano, e in generale quelli occidentali
Sono quasi tutti allo scoperto questi investimenti, a cominciare da OpenAi e Anthropic. Serve una rete di sicurezza, un Pantalone, ossia lo Stato americano, e in generale quelli occidentali, che faccia quello che lo stato cinese sta facendo da decenni: riparare ai guai dei privati. Un’emergenza che deve aver bisogno di un clima straordinario, pre bellico per essere accettato.
Ma l’elemento che sta squilibrando l’eco sistema costringendo sulla difensiva i giganti digitali riguarda la dinamica molecolare del fenomeno tecnologico. Una dinamica che, come abbiamo visto in tutto i precedenti passaggi dell’informatica con i grandi calcolatori diventati computer da tavolo, e poi mobile e ancora iPad e telefonini, per arrivare a microchip della misura di un chicco di riso. Una spinta implacabile alla miniaturizzazione ingegneristica e al decentramento gestionale. Il recinto del know how che aveva protetto i grandi distributori di servizi, garantendogli una rendita di posizione con la privatizzazione surrettizia di dati e algoritmi pubblici, sta franando, come i ghiacciai con il surriscaldamento del pianeta.
Non si tratta solo di uno sgretolamento proprietario, cambia la logica e la filosofia operativa e il gigantismo non è più elemento di protezione del primato geo politico. Per questo Trump, che come al solito dà voce alle componenti più retrive dell’imperialismo sovranista, vuole accelerare per difendere il primato del dollaro e con esso del Pentagono, mentre i grandi calcolanti, i vertici della Silicon Valley sanno che la marea dal basso sta insidiando i loro modelli di business, aprendo spazi a concorrenti locali, mediante la moltiplicazioni di processi di distillazione che permette di riprodurre bot agentici a basso costo, e soprattutto mediante una possente spinta alla personalizzazione dei sistemi da parte di enti intermedi, come le comunità urbane, gli stati periferici, i centri imprenditoriali, che cominciano a coltivare soluzione autonome e indipendenti.
In questo scenario quelli che sono rischi oggettivi, di una produzione azzardata e speculativa, innegabili, diventano inevitabili destini di un mercato disordinato, a detta dei monopolisti. Vengono usati per militarizzare la scena, e recintare ogni spazio commerciale.
Il vero nodo è quello che reclamava il Pontefice nella sua enciclica Magnifica Humanitas: se vi volete fermare davvero, condividete dati e algoritmi rendendo le armi trasparenti e neutralizzabili. Se non lo fate almeno non ci prendete in giro e spiegate al Presidente che non solo rischia di perdere le elezioni, ma anche il dominio tecnologico se continua a fare il gradasso.
The post AI, per l’apocalisse paventato da Amodei serve una rete di sicurezza: lo Stato Usa e quelli occidentali appeared first on Key4biz.
0 Commentaires