L’appello di Volker Turk (Nazioni Unite) per affrontare in maniera efficace la minaccia dell’AI
L’autoregolamentazione volontaria da parte delle aziende che sviluppano tecnologie di intelligenza artificiale (AI) all’avanguardia è “ben lungi dall’essere sufficiente” per affrontare i danni esistenti e impedire che i modelli di IA autonomi avanzati eludano le garanzie umane, ha scritto in una Lettera questa settimana Volker Türk, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Il problema è serio e necessita di essere affrontato ai più alti livelli istituzionali sia a livello nazionale che sovranazionale. Di comportamenti anomali, preoccupanti o palesemente aggressivi condotti da modelli di AI di frontiera sviluppati dalle più grandi società tecnologiche al mondo, in particolare americane e cinesi, ne sono piene le pagine di giornali e di siti web di informazione. Manca sempre la notizia che tutti si aspettano: cosa fa la politica per contenere il fenomeno? In che modo i governi pensano di accordarsi con le imprese del settore, le celebri Big Tech, per confinare i rischi e procedere invece verso un utilizzo equilibrato, sicuro e regolamentato dei modelli AI più avanzati?
Come governare i modelli AI più avanzati?
Le società che hanno sviluppato questa tecnologia non possono pensare di decidere in maniera autonoma quale sia il livello di sicurezza più consono, perché l’impatto sociale dell’AI è enorme, difficilmente valutabile ad oggi, ma sicuramente in grado di provare effetti di profondità.
Gli stessi Governi non possono pensare di gestire il problema da soli, non ne hanno gli strumenti e in molti casi le competenze. Come ha ricordato Turk: “Nessun Paese può governare questa tecnologia da solo. Nessuna azienda dovrebbe poter decidere autonomamente quali rischi il mondo debba accettare. Nessuno dovrebbe essere obbligato a rinunciare ai propri diritti umani in cambio di presunti progressi tecnologici”.
Il concetto è stato ribadito anche in un’intervista rilasciata dal responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani alla giornalista di La Repubblica Gabriella Colarusso: “L’AI di frontiera, l’AI generativa, si sta sviluppando a una velocità tale che i modelli possono persino sfuggire al controllo di chi li crea. L’industria ha delle responsabilità, non può sottrarsi in nome del profitto o dell’innovazione. Non parlo solo di etica e standard di sicurezza: parlo di diritti umani”.
E qui si arriva al titolo di questo articolo. Per Turk l’AI di frontiera, se non governata in maniera trasparente e decisa, potrebbe avere risvolti seri anche sui diritti umani e per questo bisogna affrontarla in termini di governance globale.

Una Yalta per l’AI, per proteggere i diritti umani dai rischi delle tecnologie di frontiera
“Spero che la prossima settimana all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ci sia un forte appello per un vertice internazionale che discuta un sistema di governance dell’IA fondato su trasparenza, misure di mitigazione dei rischi e supervisione indipendente”, ha detto Turk a Colarusso.
Una Yalta dell’AI insomma.
Il responsabile ONU esorta quindi gli Stati membri a collaborare attraverso le istituzioni multilaterali per costruire un consenso globale sulla governance dell’AI e proteggere i diritti umani di fronte ai rischi derivanti da questa straordinaria quanto pericolosissima tecnologia. Da considerare che le Nazioni Unite non sono contro l’innovazione tecnologica, tutt’altro, promuovono l’uso diffuso dell’AI e di altre tecnologie avanzate, con un unico vincolo: che siano impiegate a vantaggio del progresso collettivo, in sicurezza e nel rispetto dei diritti umani.
I pochi Stati che ospitano aziende leader nel settore dell’intelligenza artificiale hanno l’obbligo particolare di imporre a tali aziende di agire in modo responsabile e di ritenerle responsabili qualora non lo facciano, secondo l’alto commissario delle Nazioni Unite.
In ultimo, Turk ha chiarito anche il concetto di sicurezza: “significa proteggere attivamente le persone, le comunità, le istituzioni e le generazioni future”.
Nell’intervista al quotidiano italiano, Turk ha dichiarato: “La tecnologia in generale riflette i pregiudizi, le discriminazioni e le disuguaglianze presenti nella società. I pregiudizi di genere, razziali, a volte anche le discriminazioni nei confronti delle minoranze e dei bambini possono essere amplificate dall’IA, che può impattare sullo spazio democratico e sulla coesione sociale, utilizzata durante le elezioni per manipolare i fatti e la realtà. I diritti umani riguardano tutto ciò”.
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