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Google Wallet, arriva l’identificazione digitale senza documenti negli aeroporti USA

Passare i controlli di sicurezza in aeroporto senza dover mostrare il passaporto o la carta d’imbarco potrebbe presto diventare la normalità per milioni di viaggiatori. Google ha annunciato una nuova integrazione tra Google Wallet e il programma TSA PreCheck Touchless ID, destinata a rendere più rapidi e semplici i controlli di sicurezza negli aeroporti americani.

Si tratta della prima collaborazione tra una Big Tech e la Transportation Security Administration (TSA), l’agenzia federale statunitense che si occupa della sicurezza dei trasporti, per l’impiego del portafoglio digitale nella verifica dell’identità digitale dei passeggeri durante i viaggi.

Cosa cambia per i viaggiatori

Fino a oggi, per utilizzare il servizio TSA PreCheck Touchless ID era necessario registrarsi separatamente presso ciascuna compagnia aerea aderente e caricare manualmente i dati del proprio passaporto. Con la nuova integrazione, invece, sarà Google Wallet a gestire in modo centralizzato l’identità digitale del passeggero.

Una volta aggiunto il proprio passaporto digitale all’app, chi possiede un’iscrizione valida al programma TSA PreCheck potrà autorizzare con pochi tocchi la condivisione delle informazioni necessarie per il viaggio, senza dover ripetere la procedura ogni volta o per ogni compagnia aerea.

L’obiettivo è ridurre i tempi di attesa ai controlli e semplificare l’esperienza del passeggero, mantenendo elevati standard di sicurezza.

Come cambiano i controlli di sicurezza

Dal punto di vista del viaggiatore, almeno per quello che ci è dato leggere nel comunicato di Google e della stessa TSA, l’esperienza in aeroporto diventa molto più semplice e veloce. Dopo aver effettuato il check-in e salvato la carta d’imbarco in Google Wallet, l’app propone automaticamente l’adesione al programma Touchless ID, se il volo e la compagnia aerea sono tra quelli supportati.

Una volta concesso il consenso:

  • Google Wallet trasmette alla TSA le informazioni autorizzate;
  • la TSA conferma l’iscrizione al servizio per quel viaggio;
  • sulla carta d’imbarco digitale compare un indicatore che certifica l’abilitazione al Touchless ID.

Arrivati ai controlli di sicurezza, il passeggero si dirige nella corsia dedicata TSA PreCheck Touchless ID. Qui non dovrà più estrarre il passaporto né mostrare la carta d’imbarco. Sarà sufficiente posizionarsi davanti alla telecamera per consentire il confronto biometrico del volto. Una volta verificata la corrispondenza, il controllo viene completato e il viaggiatore può proseguire verso l’area imbarchi.

Naturalmente restano invariati tutti gli altri controlli di sicurezza su bagagli e persone previsti dalla normativa aeroportuale.

Una guida pratica: cosa fare prima di partire

Per utilizzare il nuovo servizio sono necessari pochi passaggi.

1. Creare il documento digitale: chi non lo ha già fatto deve aggiungere il proprio passaporto a Google Wallet, creando la versione digitale dell’identità.

2. Essere iscritti a TSA PreCheck: il servizio è disponibile esclusivamente per i membri del programma TSA PreCheck.

3. Effettuare il check-in: come di consueto, si esegue il check-in del volo e si salva la carta d’imbarco in Google Wallet.

4. Autorizzare la condivisione: se il viaggio è idoneo, compare il pulsante “Get started”. Dopo l’autenticazione sul telefono, il passeggero autorizza la trasmissione dei dati necessari alla TSA.

5. Verificare l’abilitazione: una volta ricevuta la conferma, sulla carta d’imbarco compare il simbolo che indica la possibilità di utilizzare la corsia Touchless ID.

6. Arrivare al controllo di sicurezza: in aeroporto sarà sufficiente recarsi nella corsia dedicata, guardare la telecamera e lasciare che il sistema effettui la verifica biometrica.

Dove è disponibile

Il programma TSA PreCheck Touchless ID è già operativo in 65 aeroporti statunitensi. Con l’integrazione di Google Wallet aumenta però in modo significativo il numero di compagnie aeree coinvolte: il sistema sarà utilizzabile con circa 100 compagnie aderenti, ampliando notevolmente la platea dei viaggiatori che potranno accedere al servizio.

La disponibilità effettiva dipenderà comunque dall’aeroporto di partenza, dalla compagnia aerea utilizzata e dal possesso dei requisiti previsti dal programma TSA PreCheck.

Privacy e sicurezza dei dati

L’utilizzo di dati biometrici solleva inevitabilmente interrogativi sulla tutela della privacy. Google precisa che il sistema è stato progettato seguendo alcuni principi fondamentali:

  • i dati vengono condivisi con la TSA solo dopo il consenso esplicito dell’utente;
  • ogni autorizzazione richiede lo sblocco del dispositivo tramite autenticazione forte (biometria, PIN o sequenza);
  • il documento digitale è conservato in forma cifrata sul telefono;
  • il passeggero mantiene il controllo sull’utilizzo della propria identità digitale.

Dal punto di vista tecnico, il nuovo servizio rappresenta un’evoluzione dei sistemi di identificazione digitale già sperimentati negli aeroporti americani: la novità non è tanto il riconoscimento facciale in sé, quanto la sua integrazione diretta nel wallet digitale dello smartphone, trasformando quest’ultimo nel punto di accesso unico per identità, carta d’imbarco e autorizzazioni al viaggio.

L’iniziativa conferma una tendenza ormai evidente nel settore del trasporto aereo: l’identità digitale sta diventando un elemento centrale dell’esperienza di viaggio. Se i risultati in termini di rapidità e affidabilità saranno quelli attesi, è probabile che modelli analoghi vengano progressivamente adottati anche in altri Paesi, aprendo la strada a controlli aeroportuali sempre più automatizzati e sempre meno dipendenti dai documenti cartacei o fisici.

Il prezzo della semplicità

La semplicità, però, sembra avere un prezzo altissimo. Siamo ormai così abituati a cedere i nostri dati personali, in particolare quelli biometrici, pur di risparmiare qualche passaggio manuale e pochi minuti del nostro tempo, che non ci soffermiamo più a riflettere su un aspetto fondamentale: a chi stiamo affidando informazioni di enorme valore, strettamente legate alla nostra identità? Sono sistemi sicuri? Che fine fanno quei dati?  Le aziende che forniscono questi servizi rispetteranno fino in fondo le leggi sulla privacy?

I dati personali non sono una semplice raccolta di informazioni: rappresentano la nostra identità digitale e, in molti casi, una parte essenziale della nostra identità individuale. Consegnarli con leggerezza ai fornitori di servizi online, senza valutare attentamente le possibili conseguenze, significa esporsi a rischi spesso sottovalutati. Con la nostra identità si può commettere ogni tipo di reato.

In Europa, già questa estate, in diversi Paesi (tra cui forse l’Italia) gli utenti potranno aggiungere a Google Wallet un documento d’identità o un pass digitale, dopo una procedura di scansione tramite la fotocamera dello smartphone e una validazione dei dati. Il modello è simile a quanto Google ha già sperimentato negli Stati Uniti e nel Regno Unito con passaporti e documenti digitali. Una volta caricata la credenziale, il telefono diventa uno strumento per dimostrare la propria identità o alcune informazioni specifiche, senza dover mostrare ogni volta il documento fisico.

Il punto chiave qui è che stiamo dando informazioni preziosissime, tra cui la nostra identità personale, in mano ad aziende private. Sarà Google a confermare o meno alle forze dell’ordine chi siamo? E se non riconoscesse la nostra identità? Non stiamo concentrando nelle mani di un attore privato globale un potere smisurato che va ben oltre il ruolo economico e finanziario?

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