Gli Stati Uniti vogliono rendere più sicuro il sistema che collega il Paese al resto del mondo. I deputati Rob Menendez, democratico, e August Pfluger, repubblicano, hanno presentato il Submarine Cable Security Policy Act of 2026, un disegno di legge bipartisan per riformare le autorizzazioni dei cavi sottomarini che approdano sul territorio americano.
La proposta affiderebbe alla Federal Communications Commission (FCC) un quadro di regole più uniforme, si legge nell’articolo firmato da Catie Owen su capacityglobal.com, con scadenze definite per l’esame delle domande. Alcuni operatori potrebbero accedere a procedure accelerate o autocertificare il rispetto dei requisiti. I progetti che coinvolgono Paesi considerati avversari dagli Stati Uniti, o che sollevano dubbi di sicurezza nazionale, sarebbero sottoposti a verifiche più approfondite. Il testo è una proposta: dovrà completare l’iter legislativo prima di diventare legge.
L’obiettivo dichiarato è superare le valutazioni caso per caso, spesso complesse e poco prevedibili, e conciliare due esigenze: non rallentare le infrastrutture ritenute affidabili e controllare con maggiore rigore quelle considerate rischiose. È una distinzione che, nella pratica, dipenderà da come saranno definiti i criteri di affidabilità, i controlli e le garanzie per chi autocertifica.
“I cavi sottomarini sono essenziali per la nostra economia e per la sicurezza nazionale: trasportano il traffico Internet e delle comunicazioni su cui gli americani fanno affidamento ogni giorno. Sono orgoglioso di promuovere insieme al deputato Pfluger questa proposta bipartisan, che mira a definire una procedura autorizzativa chiara e uniforme, a offrire maggiori certezze ai progetti responsabili e a garantire che i cavi potenzialmente rischiosi per la sicurezza nazionale siano sottoposti ai controlli necessari“, ha dichiarato il deputato Menendez.
Perché i cavi sottomarini sono strategici
I cavi trasportano la maggior parte del traffico internazionale di dati e sostengono servizi quotidiani come comunicazioni, pagamenti, cloud e collegamenti aziendali. Sono quindi infrastrutture economiche e digitali, ma anche strategiche, perchè un’interruzione può colpire più Paesi e servizi contemporaneamente.
La minaccia non è soltanto un attacco deliberato. Incidenti nel Mar Baltico hanno alimentato i timori di sabotaggi e azioni di guerra ibrida, anche attraverso navi che trascinano le ancore sul fondale. In questi casi, attribuire con certezza la responsabilità può essere difficile: l’interferenza può restare nella cosiddetta “zona grigia”, tra incidente e operazione intenzionale. Restano inoltre i rischi ordinari delle attività di navigazione e pesca, tra le cause più comuni di guasti.
Regole più chiare, ma non bastano
Il disegno di legge interviene soprattutto sulle licenze e sui controlli preventivi. Non risolve da solo le questioni operative decisive: come individuare tempestivamente un’interferenza, coordinare le riparazioni, proteggere i punti di approdo e garantire percorsi alternativi quando un collegamento viene interrotto.
La proposta si inserisce in una crescente attenzione internazionale per la difesa delle infrastrutture sottomarine. Ma la sicurezza dei cavi richiede più delle autorizzazioni: servono cooperazione tra governi e operatori, capacità di risposta rapida e ridondanza delle reti. Con l’aumento della domanda di cloud, intelligenza artificiale e connettività, la protezione dei fondali diventa una componente concreta della sicurezza digitale e geopolitica.

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