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Teheran minaccia di tassare il traffico dei cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz

Teheran sta pensando di tassare gli utilizzatori delle potenti arterie in fibra ottica che passano nello stretto marittimo.

La minaccia, che era stata avanzata a febbraio all’inizio della guerra fra usa e Iran, si sta materializzando. Dopo il blocco del traffico marittimo, Teheran punta ora a estendere il suo dominio ai cavi sottomarini. Secondo il sito specializzato TeleGeography, punto di riferimento del settore, sono almeno sette le arterie in fibra ottica che passano nelle acque dello stretto, necessarie per connettere i paesi del Golfo Persico.

E adesso i guardiani della rivoluzione vogliono tassare gli utenti di queste infrastrutture, scrive Le Monde.

In un messaggio diffuso su Telegram, l’armata della Repubblica Islamica ha detto che il paese potrebbe, in nome della “sovranità assoluta” sulle acque territoriali, sottomettere i cavi sottomarini “ a dei permessi, ad una sorveglianza e a dei pedaggi”, ha scritto il 18 maggio l’AFP.

Ebrahim Zolfaghari, portavoce dell’esercito iraniano, non ha usato mezzi termini: il 9 maggio ha promesso, sulla piattaforma X, che il governo avrebbe “imposto tasse sui cavi internet”. Inoltre, secondo la CNN, a maggio il parlamento iraniano ha discusso una bozza di legge mirata a colpire questa infrastruttura. Diverse misure potrebbero colpire sia le Big Tech che gli operatori di telecomunicazioni, proprietari e utilizzatori di queste reti, come riportato a maggio dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim.

L’agenzia iraniana ha citato specificamente i big Google, Amazon, Meta e Microsoft, che potrebbero essere costretti a pagare nonostante Washington vieti severamente alle aziende americane di effettuare qualsiasi pagamento al regime. Tasnim sostiene che potrebbero “generare centinaia di milioni di dollari di entrate annuali” per l’Iran.

Acque poco profonde

Ma c’è anche un’altra minaccia che si nasconde dietro lo spettro di nuove tasse: quella di un sabotaggio da parte dell’Iran di alcune di queste arterie, da cui dipendono gli altri Stati del Golfo fra cui l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, il Qatar, l’Oman, l’Iraq e il Bahrein tanto per le comunicazioni quanto per il buon funzionamento dell’economia.

Un rischio, quello dei sabotaggi sottomarini, che visto il contesto attuale non può certo essere escluso.

A rendere la minaccia anche più concreta il fatto che questi cavi sottomarini si trovano in acque poco profonde, intorno a 50 metri, e di conseguenza più accessibili a dei veicoli sottomarini autonomi o a dei sommozzatori professionisti.

Secondo alcuni analisti, però, per l’Iran è più vantaggioso portare avanti la minaccia di tassare i cavi sottomarini piuttosto che tagliarli una volta per tutte. Usando così i cavi come strumento di rappresaglia strategica a livello geopolitico, con cui ampliare la portata del conflitto anche ai paesi arabi.

Rischi per l’economia nel settore energetico, finanziario e bancario e dei data center per l’AI

“Tra i Paesi del Golfo, i primi a essere penalizzati sarebbero tutti quelli che non hanno confini marittimi diversi dal Golfo Persico, vale a dire Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait, Qatar e Bahrein. L’Arabia Saudita e l’Oman sembrano essere in una situazione leggermente migliore, poiché hanno accesso rispettivamente tramite il Mar Rosso e il Mar Arabico. Detto questo, Internet globale non dovrebbe risentirne gravemente.

Il sabotaggio potrebbe tuttavia avere ripercussioni su diversi settori essenziali dell’economia regionale. Secondo gli esperti, nel settore energetico e logistico, potrebbe portare all’arresto della produzione presso le piattaforme di perforazione offshore e gli snodi dei gasdotti, specificando che gli impianti petroliferi e di gas naturale liquefatto dipendono interamente da sistemi digitali di comando e controllo.

Lo stesso vale per il settore bancario e finanziario regionale, che elabora quotidianamente transazioni per miliardi di dollari e potrebbe essere paralizzato. Un altro settore a rischio è quello dei grandi data center dedicati all’intelligenza artificiale (AI), che si stanno sviluppando rapidamente nella regione. Ciò è particolarmente vero negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, che si affidano a questa strategia di diversificazione economica per ridurre la loro dipendenza dal petrolio. Tuttavia, queste infrastrutture necessitano della potenza dei cavi sottomarini per trasmettere e ricevere enormi quantità di dati in tutto il mondo. Prendendo di mira queste infrastrutture sensibili, Teheran sta quantomeno inasprendo le tensioni nello Stretto di Hormuz.

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