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Sparkle, la cessione si fa attendere. Giornata clou il 20 novembre. I possibili scenari

Tim rinvia di nuovo la vendita dei cavi sottomarini

Nell’ambito del processo di cessione di Sparkle, TIM rende noto che Boost BidCo, veicolo societario controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e partecipato da Retelit (controllato a sua volta dal fondo spagnolo Asterion), ha confermato il proprio impegno a completare l’acquisizione della società. A tal fine, le parti stanno proseguendo il confronto in modo costruttivo, con l’obiettivo di pervenire al perfezionamento dell’operazione.

Le parti hanno convenuto di aggiornarsi al 20 novembre. Il via libera dell’antitrust europeo c’è già, dall’aprile scorso; manca quello delle autorità statunitensi.

Nel frattempo, si parla di un cambio al vertice di Sparkle. Il nome che circola e che è dato per fatto è quello di Alessandro Ercolani, in predicato di prendere il posto di Enrico Maria Bagnasco, che ha lasciato l’incarico. Ma per ora l’avvicendamento non è ancora ufficiale, bisognerà attendere il Cda di Tim ai primi di novembre.

Un manager che viene dalla difesa

Ercolani guida Rheinmetall Italia dal 2020. Ha costruito la sua carriera nella difesa e nelle tecnologie per la sicurezza, e con Sparkle si sposterebbe su un fronte diverso ma vicino: le telecomunicazioni internazionali, un comparto strategico per la sicurezza nazionale.

Perché Sparkle è un asset strategico

Sparkle gestisce una rete internazionale di fibra ottica, con collegamenti sottomarini che attraversano il Mediterraneo e l’Atlantico e toccano altre aree chiave per il traffico mondiale di dati. Con il passaggio al controllo pubblico, l’Italia punta a presidiare in modo diretto un’infrastruttura importante per la sicurezza delle comunicazioni e per la sovranità digitale.

La rete di Sparkle

Sparkle dispone di una rete internazionale di oltre 600 mila chilometri di fibra ottica, con infrastrutture e collegamenti sottomarini che attraversano il Mediterraneo, l’Atlantico e altre aree strategiche per il traffico mondiale dei dati.

Accordo raggiunto a dicembre 2024

Tim aveva raggiunto lo scorso anno un accordo per la vendita dell’unità che si occupa di cavi sottomarini al Ministero delle Finanze italiano (70%) e a Retelit (30%) per 700 milioni di euro, inclusi i debiti. L’offerta vincolante risale a dicembre 2024. Inizialmente, l’operazione avrebbe dovuto concludersi nel quarto trimestre del 2025. Tuttavia, la sua esecuzione è stata rinviata a causa dei protratti controlli dell’agenzia Usa responsabile di dare il via libera alle acquisizioni estere.

Ad aprile, Tim ha annunciato di aver raggiunto un accordo con gli offerenti per prorogare la scadenza per la chiusura dell’attività fino al 15 ottobre. Scadenza ancora una volta sforata per tornare a incontrarsi il 20 novembre.

Per la cessione di Sparkle bisogna attendere il via libera degli Stati Uniti perché la società gestisce cavi sottomarini e traffico di dati internazionali che toccano il territorio e la sicurezza degli Usa. Le autorità coinvolte sono la FCC (Federal Communications Commission) e il Team Telecom (l’organismo di controllo Usa sulla sicurezza nazionale per le telecomunicazioni).

Perché le autorità USA c’entrano

  • Infrastrutture critiche: Sparkle possiede reti in fibra e cavi sottomarini che collegano vari continenti, inclusi gli Stati Uniti.
  • Sicurezza nazionale: Ogni passaggio di proprietà che coinvolge licenze di telecomunicazione americane viene esaminato per evitare rischi di spionaggio o intercettazione dei dati.

Perché l’operazione ha ancora senso, la logica del Governo e dei mercati

Per l’amministratore delegato di TIM, Pietro Labriola, vendere Sparkle significa incassare circa 700 milioni di euro puliti. Questo permette a TIM di alleggerire ulteriormente il debito residuo dopo la vendita della rete fissa (NetCo) a KKR, completando la metamorfosi in una Service Company pura e snella.

La nascita del Polo Nazionale delle Infrastrutture B2B: L’unione tra la rete internazionale di Sparkle e le infrastrutture in fibra italiane di Retelit (che possiede già una solida rete B2B e data center) creerebbe un campione nazionale integrato dell’ICT. Il MEF, mantenendo il 70% delle quote, assicurerebbe la massima tutela strategica dello Stato (tramite il controllo diretto e i poteri di Golden Power).

Perché molti si chiedono se abbia senso (dubbi sull’indipendenza digitale)

C’è da dire che da dicembre 2024 molte cose sono cambiate dal punto di vista economico e geopolitico. Il quadro è radicalmente mutato. In primo luogo, ormai TIM a trazione Poste gode di una posizione finanziaria molto più solida e garantita. Se TIM è già controllata dallo Stato tramite Poste, la necessità di “estrarre” Sparkle per metterla in sicurezza sotto il controllo del MEF viene meno, poiché l’asset rimarrebbe comunque all’interno di un perimetro nazionale protetto.

Peraltro, un asset strategico come i cavi sottomarini che attraversano l’Atlantico e il Mediterraneo sono assolutamente strategici dal punto di vista geopolitico. I rapporti fra Usa e Italia da dicembre 2024 non sono più gli stessi dopo la rottura fra Trump e Meloni. Mantenere i cavi sottomarini nel perimetro di Poste sarebbe una risposta diretta dal punto di vista geopolitico a questa nuova postura di indipendenza digitale europea più volte richiamata dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

Alcuni analisti della sicurezza ritengono che separare Sparkle dal resto dei servizi di telecomunicazione di TIM possa frammentare la catena di comando e di intelligence tecnologica del Paese, proprio in un momento storico in cui la centralizzazione della cybersecurity è fondamentale.

Conclusione

La recente conferma dell’impegno tra le parti dimostra che il Governo e TIM considerano ormai il binario della vendita “politicamente tracciato” e irreversibile. Tuttavia, il ritardo accumulato potrebbe portare ad una ridefinizione dei dettagli economici: le parti dovranno rinegoziare i prezzi finali in base all’EBITDA e al debito reale accumulato da Sparkle nell’ultimo anno.

Vedremo se dall’incontro cruciale del 20 novembre usciranno delle novità in questo senso. Secondo alcune fonti, il 20 novembre dovrebbe arrivare il via libera al closing dell’operazione con MEF-Asterion, che si dovrebbe configurare come un acquisto dell’asset e non come una fusione per il momento, con una compagine azionaria che potrebbe essere al 50% del MEF, con un 20% a CDP e il 30% in mano ad Asterion.

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