Si avvicina a grandi passi la terza consultazione Agcom per stabilire le modalità di assegnazione delle frequenze in scadenza nel 2029. Molti operatori, rispondendo alla seconda consultazione, hanno citato il cosiddetto “New Deal Mobile” francese, che rispetto ad altri modelli in discussione – quello tedesco – ha garantito un rinnovo di tre o sei anni in anticipo rispetto alla scadenza senza oneri aggiuntivi, a fronte di impegni di copertura e con un ribilanciamento delle risorse per i quattro operatori.
Il quadro di contesto in Italia
L’Italia si avvicina sempre di più alla scadenza dei diritti d’uso delle frequenze radio fissata al 31 dicembre 2029. Nell’ambito delle delibere 247/24/CONS e 154/25/CONS, il “New Deal Mobile” francese del 2018 è stato richiamato da tutti gli operatori come precedente di riferimento. Il richiamo si concentra soprattutto su due elementi: da un lato, la presenza in Francia di un mercato con quattro operatori infrastrutturali; dall’altro, la scelta di accompagnare il rinnovo dei diritti d’uso con obblighi di investimento e copertura, senza prevedere nuovi oneri monetari.
Il caso francese, però, non si esaurisce nella sola formula del rinnovo non oneroso in cambio di impegni industriali. Il New Deal Mobile ha rappresentato un intervento più ampio, riconducibile a tutti gli effetti, un radicale cambio di paradigma nella politica industriale d’Oltralpe: è stata a una chiara visione di politica industriale costruita per (i) garantire investimenti chiari e dettagliati, (ii) sostenere il miglioramento delle infrastrutture di rete e (iii) favorire una competitività ritenuta funzionale all’innovazione.
Il New Deal Mobile si caratterizza quindi per una struttura composita, nella quale il rinnovo dei diritti d’uso è stato inserito all’interno di una più ampia strategia di sviluppo delle reti e di riequilibrio competitivo.
Il contesto di partenza
Il New Deal si colloca in un mercato mobile a quattro operatori nel quale il newcomer, al momento del lancio dei propri servizi, presentava una forte asimmetria frequenziale rispetto ai tre operatori storici. Nel 2013 la sua dotazione complessiva di spettro risultava infatti pari a meno della metà di quella detenuta dai concorrenti.
L’accordo del 2018 e i tre pilastri del modello
Nel gennaio 2018, in occasione del rinnovo dei diritti d’uso nelle bande 900 MHz, 1800 MHz e 2100 MHz, in scadenza tra il 2021 e il 2024, il Governo francese, d’intesa con ARCEP, ha concluso con i quattro operatori mobili un accordo fondato su tre pilastri:
- rinnovo dei diritti d’uso senza oneri monetari;
- impegni vincolanti di investimento;
- ribilanciamento delle dotazioni frequenziali, con assegnazione al newcomer di una parte delle frequenze oggetto di rinnovo.
Gli obblighi di investimento e copertura a partire dalle aree bianche, da strade e ferrovie
Il rinnovo non oneroso dei diritti d’uso è stato accompagnato dall’impegno, da parte degli operatori, a investire in ambiti ben definiti.
Un primo asse ha riguardato le aree bianche, con la richiesta di effettuare una copertura mirata delle medesime aree attraverso lo sviluppo, per ciascun MNO, di circa 5mila siti individuati dal ministro competente, una parte dei quali da realizzare in modalità condivisa. A questo si è aggiunto l’obbligo di copertura delle principali vie stradali e ferroviarie, per consentire agli utenti di comunicare durante il viaggio. Il piano ha inoltre previsto il graduale miglioramento della qualità della rete mobile, anche attraverso la densificazione della rete, e il rafforzamento della copertura interna agli edifici mediante soluzioni complementari. Un ulteriore capitolo ha riguardato lo sviluppo del 4G fisso, utilizzato per integrare la copertura della rete fissa.
L’accordo è stato poi recepito da ARCEP nel regolamento pubblicato nel luglio 2018, che ha incorporato tali impegni negli obblighi associati ai diritti d’uso riallocati.
Il riequilibrio delle frequenze e il precedente del 2013
Il ribilanciamento delle frequenze non ha avuto origine soltanto con il New Deal Mobile del 2018. Un passaggio rilevante si colloca già nel 2013, in seguito alla richiesta di Bouygues Telecom di poter utilizzare la banda 1800 MHz senza limitazioni tecnologiche, secondo il principio di tech neutrality. ARCEP ha autorizzato la rimozione delle restrizioni d’uso della banda per Bouygues Telecom e, su richiesta, anche per Orange e SFR.
Questa decisione è stata però accompagnata da un riequilibrio delle frequenze disponibili, con l’obiettivo di garantire pari condizioni tra gli operatori e una concorrenza effettiva sul mercato. Al termine del processo, Free Mobile ha ottenuto 2×15 MHz nella banda 1800 MHz, mentre Bouygues Telecom, SFR e Orange hanno rilasciato parte delle frequenze detenute, restando titolari di 2×20 MHz ciascuno.
La spectrum parity nelle bande 900 MHz e 2100 MHz
Partendo dal presupposto che quanto fatto in precedenza non fosse sufficiente, nel 2018 il New Deal Mobile ha portato a una sostanziale parità nello spettro assegnato nelle bande 900 MHz e 2100 MHz tra i quattro operatori mobili attivi nel Paese.
Il riequilibrio non è diventato operativo subito: il nuovo assetto è stato programmato a partire dal 2021, lasciando ai tre operatori chiamati a rilasciare una parte delle frequenze una finestra di circa tre anni per adeguare le reti e garantire la continuità del servizio.
I criteri di accesso e il meccanismo di assegnazione
La partecipazione alla procedura è stata riservata da ARCEP a operatori dotati di una rete mobile preesistente, in grado di utilizzare correttamente i diritti d’uso e con una capacità finanziaria adeguata rispetto agli obblighi di investimento. La logica dichiarata era quella di promuovere una concorrenza efficace e un uso efficiente dello spettro, perseguendo, ove possibile, il riequilibrio e la spectrum parity.
Il regolamento ARCEP prevedeva inoltre un meccanismo di assegnazione collegato al numero di richieste ammissibili. In particolare:
- con tre richieste ammissibili, ciascun operatore avrebbe avuto accesso al 33% delle frequenze;
- con quattro richieste ammissibili, ciascun operatore avrebbe avuto accesso al 25%;
- con più di quattro richieste, si sarebbe proceduto con asta competitiva.
Gli esiti del modello secondo ARCEP
I risultati del modello francese emergono dai dati riportati da ARCEP nel report del febbraio 2024.
- Sul piano della copertura mobile, tra il 2017 e il 2022 la rete 4G è cresciuta di un numero compreso tra 9.600 e circa 15.500 siti, a seconda dell’operatore. La copertura 4G assicurata da tutti e quattro gli operatori è salita dal 45% all’88% al terzo trimestre del 2023. Nello stesso periodo, le aree bianche prive di rete mobile si sono ridotte dall’11% all’1,9%.
- Il miglioramento emerge anche su base territoriale. Se nel 2015 soltanto sei dipartimenti, tutti situati nella regione dell’Île-de-France, superavano il 90% di copertura 4G della superficie, alla fine del 2022 erano rimasti soltanto sei dipartimenti in tutta la Francia con una copertura 4G inferiore al 90% della superficie. Il dato conferma l’impatto del piano nella riduzione del digital divide.
- ARCEP segnala inoltre un aumento generalizzato della qualità del servizio disponibile per i consumatori. Sono migliorati gli indicatori di qualità dei servizi voce, mentre la quota di connessioni in download superiori a 30 Mbps è quasi raddoppiata, passando dal 37% al 67%. Le connessioni con velocità di download pari ad almeno 8 Mbps sono aumentate dal 64% all’82%.
- A questi risultati si aggiunge la copertura quasi totale delle infrastrutture di trasporto. Al 30 settembre 2023, i dati di monitoraggio trimestrale indicano livelli di copertura 4G avanzati per tutti e quattro gli operatori: dal 99,4% al 99,9% per le reti stradali e dal 97,7% al 99,3% per le reti ferroviarie.
Un modello fondato su continuità, investimenti e riequilibrio
In sintesi, il New Deal Mobile francese rivela una struttura che va ben oltre il semplice rinnovo delle licenze: rappresenta un modello integrato in cui la continuità dei diritti d’uso per gli operatori, si coniuga con obblighi vincolanti di investimento, espansione della copertura e un progressivo riequilibrio delle risorse spettrali.
È proprio questa combinazione strategica a spiegare la rilevanza del precedente francese nel dibattito sul futuro delle frequenze mobili: non è pertanto un intervento limitato alla sola dimensione economica del rinnovo, ma un modello costruito per agire allo stesso tempo sullo sviluppo infrastrutturale, sulla qualità del servizio e sull’assetto concorrenziale del mercato.
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