“TIM, nell’ambito della cessione di Sparkle, il cui perfezionamento è atteso per il secondo trimestre del 2026, comunica di aver firmato con Boost BidCo, veicolo controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e partecipato da Retelit, un accordo che proroga al 15 ottobre 2026 la long-stop date per la chiusura dell’operazione”. Lo si legge in una nota odierna di Tim, che giunge tra l’altro all’indomani del via libera da parte della Commissione Ue all’acquisizione di Sparkle da parte del duo MEF-Retelit.
Cos’è la long-stop date
La long-stop date è la data limite finale prevista in un contratto (solitamente M&A o finanziamenti) entro la quale devono essere soddisfatte le condizioni sospensive, come approvazioni regolatorie o autorizzazioni degli azionisti. Se tali condizioni non vengono avverate entro questa data, le parti possono recedere dal contratto senza penali.
L’offerta per Sparkle
BidCo, la joint venture fra MEF e Retelit ha chiuso in accordo nell’aprile del 2025 per rilevare Sparkle, l’operatore che gestisce una rete Tier-1 che comprende un’infrastruttura di cavi sottomarini, per un valore di 700 milioni di euro.
Via libera della Commissione Ue all’operazione
Nel contempo, la Commissione Ue ha appena dato il disco verde sul suo registro delle transazioni all’operazione che potrebbe anche spianare la strada al previsto riacquisto di azioni proprie da 400 milioni di euro da parte di TIM: due precedenti richieste sono state ritirate a dicembre e gennaio. Tim prevede che l’accordo si concluda nel secondo trimestre del 2026, previa approvazione degli Stati Uniti. La notizia arriva solo poche settimane dopo che la stessa Tim è diventata oggetto di un’importante offerta pubblica di acquisto da 10,8 miliardi di euro da parte di Poste Italiane.
Sparkle, 600mila chilometri di cavi sottomarini
Sparkle gestisce oltre 600mila chilometri di cavi sottomarini che collegano paesi come Israele e gli Stati Uniti, un’infrastruttura che è considerata uno dei cardini della rete in fibra che facilita il flusso globale di dati, comprese le informazioni riservate.
In questo senso, la decisione di Roma di acquistare l’unità via cavo di TIM è in linea con l’approccio del governo Meloni, che ha cercato di assicurarsi il controllo su asset che considera di valore strategico.
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