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Nucleare e data center AI, X-energy punta all’Ipo da 800 milioni con il sostegno di Amazon

La startup attiva nel nucleare avanzato X-energy accelera verso la Borsa e prepara una raccolta fino a 800 milioni di dollari grazie l’aumento della domanda elettrica legata ai data center AI e ai processi di elettrificazione su larga scala.

Tra i principali sostenitori di X-energy c’è Amazon, che ha guidato un round da 500 milioni di dollari e si è impegnata ad acquistare fino a 5 gigawatt di energia nucleare dalla società entro il 2039. Un segnale significativo di come le big tech stiano cercando fonti energetiche stabili e scalabili per sostenere l’espansione dell’intelligenza artificiale.

I reattori nucleari ad alta temperatura il nuovo futuro dei data center?

X-energy sviluppa reattori nucleari di nuova generazione, basati su tecnologia a gas ad alta temperatura. Il sistema utilizza uranio incapsulato in sfere di ceramica e carbonio, raffreddate da elio. Il calore prodotto viene poi trasferito a turbine a vapore per generare elettricità.

Il combustibile impiegato, noto come TRISO, è considerato più sicuro rispetto alle configurazioni tradizionali, anche se la sua diffusione è ancora limitata.

Nonostante l’interesse crescente, il settore del nucleare avanzato resta caratterizzato da forti incertezze. Le startup del settore puntano su reattori modulari di dimensioni ridotte (SMR), con l’obiettivo di superare i limiti dei modelli tradizionali. Tuttavia, nessuna di queste aziende ha ancora costruito una centrale operativa, anche se diverse stanno cercando di rispettare una scadenza fissata dall’amministrazione Trump per l’avvio dei primi impianti.

Anche una volta raggiunta la cosiddetta “criticità” — il punto in cui la reazione nucleare diventa autosufficiente — il percorso verso impianti commercialmente sostenibili resta lungo. La produzione su larga scala potrebbe ridurre i costi, ma i benefici richiedono anni per concretizzarsi.

Costi e sostenibilità economica

X-energy prevede di ridurre i costi del 30% rispetto ai primi impianti una volta raggiunta la maturità produttiva, ma il nodo resta il costo iniziale del primo reattore. È proprio questo elemento che, secondo gli analisti, potrebbe determinare il successo o il fallimento del progetto.

A complicare il quadro si aggiunge una disputa brevettuale ancora aperta. La società ha dichiarato di essere coinvolta in un contenzioso con Ultra Safe Nuclear Corporation, fallita nel 2024, accusata di aver violato brevetti legati alla fabbricazione del combustibile.

I data center per l’intelligenza artificiale richiedono quantità crescenti di elettricità e spingono verso soluzioni alternative, tra cui il nucleare. Ma ancora si tratta di una fase iniziale: negli Usa fino alla metà delle nuove infrastrutture previste entro il 2026 potrebbe subire ritardi o cancellazioni. Pesano supply chain, costi hardware, vincoli energetici e tensioni geopolitiche ma anche locali.

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