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DNA, governi UE lontani da accordo. Il piano in 12 punti delle telco Ue

I paesi europei faticano a trovare una posizione unitaria sul Digital Networks Act, il nuovo pacchetto di regole proposto dalla Commissione Ue al vaglio delle istituzioni di europee. Pesa in primo luogo la mancata volontà di cedere pezzi di sovranità nazionale a Bruxelles da parte delle 27 capitali del Vecchio Continente su regole Tlc, net neutrality e modalità di finanziamento delle nuove reti in fibra e 5G standalone.

Il nodo dello spettro

Uno dei punti nodali di scontro è la volontà di Bruxelles di centralizzare la gestione dello spettro radio e le regole sulla concorrenza.

Un altro tema alquanto divisivo è quello delle tariffe per l’utilizzo delle reti. Le Big Tech devono o non devono pagare per l’occupazione massiccia delle reti? In che modo dovrebbero contribuire al finanziamento delle nuove reti che pesa sulle telco?

Anche la net neutrality è a rischio, con le nuove regole proposte nel DNA.

Lo switch off del rame

Un altro tema critico è lo switch off del rame, che secondo la proposta controversa della Commissione dovrebbe chiudersi entro il 2035, ma che nei diversi paesi Ue sarà programmata e portata avanti a seconda delle diverse situazioni dei singoli Stati.

Insomma, i nodi da sciogliere sono numerosi ei diversi blocchi in gioco sono essenzialmente tre.

Il blocco dei sovranisti

In primo luogo, il blocco dei paesi “sovranisti” (Italia, Francia, Germania, Austria, Ungheria, Slovenia) che a novembre ha presentato un documento congiunto (non-paper) per contestare la struttura stessa della proposta della Commissione Ue. In poche parole, la nuova legge dovrebbe essere una semplice direttiva – che lascia maggiore flessibilità di recepimento – e non un regolamento direttamente applicabile, che imporrebbe regole identiche per i diversi paesi indipendentemente dalle condizioni di mercato dei singoli Stati.   

I sei Stati si oppongono poi alla cessione di sovranità sulla gestione dello spettro radio e alla centralizzazione delle licenze. Sono infine scettici sulle semplificazioni relative ai merger transfrontalieri tra grandi operatori.

I nordici e digitalizzati

C’è poi il fronte dei paesi nordici e digitalizzati (Spagna, Svezia, Danimarca, Lussemburgo) che sono favorevoli alle riforme ma sono più scettici sulle tempistiche. Per quanto riguarda lo switch off de rame, hanno meno problemi visto che ad esempio la Spagna e la Svezia lo hanno pianificato entro quest’anno mentre Lussemburgo e Danimarca entro il 2030.    

Fornitori cinesi

Un altro punto divisivo riguarda la volontà di Bruxelles di estromettere i fornitori cinesi (Huawei e ZTE) dalle reti cellulari, in particolare per quanto riguarda il 5G per timori di carattere geopolitico, di cybersicurezza e spionaggio industriale.

Fair share tramontato, che fare con le Big Tech?

Per quanto riguarda, infine, il contributo al finanziamento delle reti in fibra e 5G da parte delle Big Tech (Google, Netflix, Amazon, Facebook ecc), i governi sono stati talmente divisi che la proposta di fair share è stata già accantonata. Favorevoli sarebbero stati paesi come Francia, Italia e Spagna. Contrari, invece, Germania, Paesi Bassi e Irlanda. Paesi storicamente più vicini alle Big Tech anche per questioni fiscali.    

Il piano in 12 punti di Connect Europe

Nel contempo, è arrivato oggi un nuovo piano in 12 punti per migliorare il Digital networks Act da parte di Connect Europe, l’associazione che raccoglie le principali telco europee.

Il messaggio centrale è che la connettività non è soltanto un’infrastruttura tecnica, ma una leva industriale strategica per l’Europa: senza reti più solide, scalabili e sostenibili, anche le ambizioni europee su AI, cloud, cybersecurity, competitività e sovranità digitale restano più difficili da realizzare.

1. Semplificazione, armonizzazione e parità di condizioni

Il DNA dovrebbe eliminare le norme duplicate anziché aggiungere complessità e burocrazia, riducendo al contempo la frammentazione e garantendo una reale parità di condizioni nell’intero ecosistema digitale, in linea con il principio “stessi servizi, stesse regole”.

2. Rafforzare la certezza dello spettro a lungo termine

Gli investimenti richiedono prevedibilità. Le licenze per lo spettro dovrebbero essere a tempo indeterminato o a lungo termine (40 anni), supportate da quadri di rinnovo automatico prevedibili e giuridicamente sicuri. Le misure di modellazione del mercato e la condivisione obbligatoria devono rimanere giustificate e proporzionate. Una chiara definizione tempestiva delle bande future, incluso il 6G, è fondamentale per ancorare gli investimenti nell’ecosistema. La governance dello spettro deve rafforzare le economie di scala, non introdurre incertezza.

3. Favorire una transizione alla fibra guidata dal mercato

Con oltre il 77% di copertura FTTH, la migrazione alla fibra è ben avviata e in molti Stati membri si è già registrata un’elevata diffusione senza un mandato normativo. Lo spegnimento dovrebbe rimanere guidato dal mercato. Tempistiche uniformi a livello UE, scollegate dalle realtà del mercato, mancano di proporzionalità e rischiano di distorcere la concorrenza e ridurre la pluralità delle infrastrutture. Le politiche dovrebbero dare priorità alla condivisione delle migliori pratiche, supportare l’implementazione e la domanda, piuttosto che imporre scadenze rigide che indeboliscono la fiducia, gli incentivi agli investimenti e la certezza del diritto.

4. Sostituire la regolamentazione di accesso tradizionale con un regime di accesso “di sicurezza” a prova di futuro

Il DNA dovrebbe rendere la deregolamentazione la norma predefinita, limitare l’intervento normativo a colli di bottiglia locali realmente eccezionali, rifiutare prodotti di accesso UE standardizzati e garantire che qualsiasi rimedio sia rigorosamente giustificato, proporzionato, con scadenza definita e a supporto degli investimenti nelle infrastrutture Gigabit.

5. Aggiornare le regole di Internet aperto per le reti avanzate

I principi di Internet aperto devono essere preservati, adattando al contempo le regole all’evoluzione tecnologica. Le architetture 5G avanzate e cloud-native si basano su una gestione flessibile del traffico, sulla differenziazione della qualità e sul network slicing, consentendo offerte più personalizzate e servizi innovativi. I servizi di connettività business-to-business (B2B) dovrebbero essere esclusi dall’ambito di applicazione per evitare di ostacolare la digitalizzazione industriale. Le norme aggiornate dovrebbero favorire l’innovazione e consentire ai consumatori di beneficiare delle reti moderne.

6. Correggere gli squilibri nella catena del valore della connettività

È necessario affrontare le asimmetrie persistenti. I grandi generatori di traffico che influenzano i carichi di rete dovrebbero impegnarsi in negoziati equi sull’interconnessione e sul trasporto dati IP nell’ambito di un quadro normativo UE vincolante con un’efficace risoluzione delle controversie. Gli approcci di conciliazione volontaria sono insufficienti. Inoltre, i principali attori della catena del valore di Internet che incidono sull’instradamento del traffico dovrebbero rispettare i principi di un Internet aperto. Lasciare irrisolti squilibri ingiustificati compromette la capacità dell’Europa di raggiungere i suoi obiettivi di connettività, sostenibilità e politica industriale.

7. Garantire la neutralità tecnologica e la parità normativa

Servizi equivalenti devono essere soggetti a norme equivalenti. La direttiva ePrivacy, una normativa orizzontale obsoleta e specifica per settore che limita la capacità degli operatori di innovare, combattere le frodi e proteggere gli utenti, dovrebbe essere abrogata per fare affidamento sul GDPR, applicabile in egual misura a tutti gli attori. Con l’espansione dei fornitori di servizi satellitari nei mercati direct-to-device, è necessario garantire la parità normativa, salvaguardando al contempo la certezza dello spettro terrestre. Un quadro normativo tecnologicamente neutrale è essenziale per prevenire distorsioni e proteggere gli investimenti a lungo termine.

8. Riorientare le politiche a tutela degli utenti finali su proporzionalità e coerenza

La tutela degli utenti finali deve rimanere forte ma proporzionata. I quadri normativi orizzontali a tutela dei consumatori dovrebbero prevalere sulle norme nazionali e specifiche del settore delle telecomunicazioni, e gli obblighi settoriali rimanenti dovrebbero essere pienamente armonizzati. Il Servizio Universale dovrebbe orientarsi verso strumenti pubblici mirati per affrontare i problemi di accessibilità economica o eventuali lacune di connettività residue. Gli obblighi relativi alle comunicazioni di emergenza devono essere applicati in modo coerente da tutti gli attori interessati. Le disposizioni in materia di frode dovrebbero essere coerenti con le altre leggi dell’UE e garantire che gli operatori possano agire rapidamente in tempo reale per contrastare le frodi. La tutela dei consumatori e la competitività devono rafforzarsi a vicenda attraverso una regolamentazione coerente.

9. Affrontare la resilienza come obiettivo orizzontale, non settoriale

Un ecosistema di connettività affidabile è un obiettivo condiviso da decisori politici e industria. Gli operatori garantiscono già sicurezza e resilienza attraverso misure tecniche, operative e organizzative complete. I nuovi meccanismi sovrapposti e specifici per settore aggiungeranno confusione e complessità e risulteranno sproporzionati. Gli obiettivi di resilienza dovrebbero essere affrontati attraverso i quadri orizzontali esistenti.

10. Garantire che l’autorizzazione generale non crei oneri aggiuntivi ingiustificati

Gli operatori già autorizzati dovrebbero essere considerati conformi a qualsiasi nuovo sistema che la DNA introdurrebbe per l’autorizzazione generale/passaporto e per l’autorizzazione generale dello spettro. Inoltre, qualsiasi nuovo requisito per l’ingresso nel mercato non dovrebbe creare incertezza giuridica per le parti interessate facendo riferimento a leggi attualmente non in vigore.

11. Semplificare il quadro normativo per le risorse di numerazione

I servizi M2M non interpersonali e IoT dovrebbero essere esclusi dagli obblighi orientati al consumatore e la complessità normativa dovrebbe essere ridotta laddove la numerazione sia utilizzata solo per la connettività delle macchine.

12. Promuovere reti più ecologiche senza nuova burocrazia

La sostenibilità dovrebbe essere perseguita attraverso la modernizzazione, l’efficienza e gli incentivi agli investimenti, non attraverso obblighi di rendicontazione specifici per le telecomunicazioni che si sovrappongono, duplicando la legislazione UE esistente e contrastando l’agenda di semplificazione dell’UE.

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