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Molti (tutti) usano l’AI, ma nessuno vuole i Data Center vicino a casa

Il report sul no ai data center arriva da Houston, ma potrebbe benissimo arrivare da qualche comune dell’hinterland milanese alle prese con il boom dei data center in Lombardia.

Nell’area residenziale di Houston gli abitanti usano tutti l’AI, ma tutti si stanno mettendo di traverso alla costruzione di data center vicino a casa loro. Lo scrive uno studio dell’Università di Houston, che di fatto rispecchia un’indagine di Gallup, secondo cui 7 americani su 10 non vogliono un data center vicino a casa pur utilizzando quotidianamente l’AI.

Insomma, dopo i No Tav e i No 5G adesso arrivano i No Data Center, che peraltro sono presenti anche nel nostro paese e sono diffusi soprattutto in Lombardia.  

E così il paradosso è servito. Le aziende in genere spingono per l’adozione dell’AI, ma nel contempo c’è la forte opposizione dei residenti contro la rapida costruzione necessaria per addestrare i modelli AI necessari.

I timori principali dei cittadini dell’area di Houston non sono tanto legati all’enorme consumo di acqua necessario a raffreddare i Data Center (come in altre zone del Texas, dove la carenza idrica è più marcata). I timori principali sono legati all’enorme quantità di energia elettrica che i data center consumano. La preoccupazione principale è che la rete non regga e che il costo alla lunga non sia sostenibile.

Eppure, su un campione di 1500 residenti intervistati dalla Hobby School, il 65% ha ammesso di usare l’AI almeno una volta al mese, ma una percentuale analoga, pari al 63%, si è detta contraria alla costruzione di un data center nel giro di 2 chilometri da casa loro.

Data center vicino a casa? Peggio del nucleare

L’opinione degli abitanti di Houston è in linea con quella degli americani in genere, secondo una recente indagine condotta da Gallup, secondo cui sette americani su dieci si oppongono alla costruzione di un data center nelle loro vicinanze. Una percentuale persino superiore a quella di coloro che si oppongono a vivere vicino a una centrale nucleare.

Tra l’altro, la resistenza contro i data center è bipartisan.

Preoccupazioni sui data center

Questi risultati dimostrano quanto sia forte la resistenza pubblica alle infrastrutture fisiche per l’intelligenza artificiale, proprio mentre l’amministrazione Trump e alcuni politici texani spingono per fare del Texas il principale hub mondiale per i data center dedicati all’IA.

Queste strutture possono arrivare a consumare centinaia, se non addirittura oltre 1.000 megawatt di potenza, pari al consumo energetico di città di medie dimensioni.

Tutta questa domanda richiederà sicuramente maggiori infrastrutture per la rete elettrica, ma nemmeno l’Electric Reliability Council of Texas, che gestisce la rete principale dello stato, sa con certezza quanta elettricità consumeranno effettivamente i nuovi data center.

Questa incertezza si riflette nello studio dell’Università di Houston, che ha rilevato come l’80% di coloro che si oppongono a vivere vicino a un data center abbia indicato il consumo energetico come principale preoccupazione.

L’impatto ambientale, e in particolare il consumo idrico, completa la top three delle preoccupazioni, superando questioni come l’impatto sul valore degli immobili, il rumore e le preferenze estetiche.

Sostegno alla riforma

Indipendentemente dall’appartenenza politica, i residenti dell’area di Houston ritengono in larga maggioranza che i data center e le aziende tecnologiche debbano farsi carico dei costi delle nuove centrali elettriche e degli aggiornamenti della rete necessari, secondo lo studio dell’Università delle Hawaii.

L’indagine della Hobby School ha anche rilevato che, tra coloro che si oppongono alla presenza di un data center nelle vicinanze, quasi un terzo si è dichiarato più favorevole se la struttura fosse alimentata principalmente da energie rinnovabili anziché da combustibili fossili.

In definitiva, poche questioni hanno mobilitato tanta opposizione quanto i data center, trasversalmente a razza, genere, età e schieramento politico. La forte reazione negativa è in parte dovuta alla rapidità con cui queste strutture vengono costruite.

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