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Singapore crea il Tripartite Jobs Council per gestire l’impatto dell’AI sul lavoro. E l’Europa?

Il Ministero del Lavoro (MOM), il National Trades Union Congress (NTUC) e la Singapore National Employers Federation (SNEF) hanno annunciato la creazione del Tripartite Jobs Council (TJC), un organismo congiunto pensato per accompagnare lavoratori e imprese nella transizione legata all’AI.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che l’intelligenza artificiale sta già trasformando industrie, modelli organizzativi e ruoli professionali. Se da un lato l’AI offre opportunità in termini di produttività e creazione di nuovi lavori, dall’altro apre criticità legate al mismatch di competenze e al rischio di esclusione di alcune categorie di lavoratori.

Singapore: i tre punti sul TJC

Il nuovo consiglio, promosso dal sindacato NTUC, punta a coordinare gli sforzi già in campo e a rafforzare l’azione del governo nell’ambito della strategia nazionale sull’AI. L’obiettivo è garantire che la trasformazione tecnologica avvenga in modo equo e inclusivo, evitando effetti negativi sul mercato del lavoro.

Il TJC si concentrerà su tre direttrici principali: supporto alle aziende nella trasformazione della forza lavoro in parallelo all’adozione dell’AI, programmi di formazione diffusi e settoriali per i lavoratori, e interventi mirati per le categorie più esposte al rischio di sostituzione. A questo si aggiunge un’azione di sensibilizzazione pubblica per favorire una maggiore consapevolezza sull’uso dell’intelligenza artificiale.

Secondo il ministro del Lavoro Tan See Leng, il nuovo organismo rappresenta un impegno concreto per trasformare il potenziale dell’AI in opportunità occupazionali. L’obiettivo è aiutare ogni lavoratore a sviluppare le proprie competenze e ogni impresa a crescere valorizzando il capitale umano.

Formazione e accesso agli strumenti AI

Parallelamente, il governo ha annunciato una serie di misure per rafforzare le competenze digitali. SkillsFuture Singapore introdurrà strumenti di autovalutazione per misurare il livello di preparazione all’AI e metterà a disposizione corsi mirati, selezionati in base alla domanda del mercato.

Tra le iniziative più rilevanti, l’accesso gratuito per sei mesi a versioni premium di strumenti AI per chi partecipa a percorsi formativi selezionati. L’obiettivo è favorire un utilizzo concreto delle tecnologie nei diversi ambiti professionali.

Il programma TechSkills Accelerator sarà inoltre esteso per formare lavoratori “bilingue” nell’AI, con una prima applicazione nei settori della contabilità e del diritto.

A Singapore 150mila dollari per azienda per supportare l’adozione dell’AI

Anche il sindacato NTUC rafforza il proprio impegno, ampliando l’accesso a strumenti e corsi AI per i propri iscritti. Dal primo maggio, i membri potranno utilizzare i benefici del programma UTAP per accedere a risorse tecnologiche dedicate, tra cui strumenti per analisi dati, creazione di contenuti e automazione dei processi.

L’iniziativa si inserisce nel programma AI-Ready SG, che ha già coinvolto oltre 4.000 lavoratori in percorsi di formazione dall’inizio dell’anno.

Sul fronte delle imprese, il governo ha introdotto l’Enterprise Workforce Transformation Package, che include nuovi finanziamenti per progetti di redesign del lavoro, con contributi fino a 150 mila dollari per azienda. L’obiettivo è supportare le imprese nell’adozione dell’AI, nella riqualificazione del personale e nello sviluppo di nuove competenze.

Cina, stop ai licenziamenti per sostituire i lavoratori con l’AI

In un contesto globale segnato da licenziamenti e ristrutturazioni legate all’AI, l’Asia mostra segnali di cambiamento importanti, soprattutto sul fronte cinese.

La recente sentenza della Corte di Hangzhou segna un punto di svolta: per la prima volta viene stabilito in modo chiaro che l’adozione dell’AI non può giustificare automaticamente licenziamenti o riduzioni salariali.

È un segnale politico oltre che giuridico, in un Paese che sta spingendo fortemente sull’intelligenza artificiale ma che, allo stesso tempo, cerca di evitare effetti destabilizzanti sul mercato del lavoro.

A differenza degli Stati Uniti, dove il focus è sulla trasparenza e sul monitoraggio dell’impatto occupazionale, la Cina interviene direttamente nel rapporto tra impresa e lavoratore, ponendo limiti all’uso dell’automazione. In Europa, invece, si continua a parlare di regole e principi mentre il mercato del lavoro cambia già sotto pressione dell’AI, senza una strategia concreta su occupazione, riqualificazione e tutele. Il rischio è restare spettatori di una trasformazione che altrove si sta già governando.

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