Dopo le polemiche, gli ammonimenti dell’Eueopa e le vicende giudiziarie, Meta accelera sull’uso dell’intelligenza artificiale per verificare l’età degli utenti e rafforzare le protezioni per i minori su Instagram, Facebook e Messenger.
In un post pubblicato sul blog ufficiale, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha annunciato una serie di aggiornamenti ai propri sistemi di age verification, con l’obiettivo di individuare account sospetti anche quando gli utenti dichiarano un’età falsa.
La novità principale riguarda l’introduzione di sistemi di analisi visiva basati su AI, che consentiranno alle piattaforme di analizzare foto e video per stimare l’età degli utenti attraverso elementi contestuali e segnali visivi.
AI e analisi dei profili
Meta spiega di utilizzare già strumenti di intelligenza artificiale per analizzare i profili e individuare possibili account appartenenti a minori di 13 anni, età minima richiesta per usare Facebook e Instagram.
I sistemi AI esaminano elementi come post, commenti, biografie, caption e riferimenti contestuali – ad esempio compleanni o classi scolastiche – per determinare se un account appartenga probabilmente a un minore.
Ora l’azienda amplia queste tecnologie anche a Instagram Reels, Instagram Live e Facebook Groups, con controlli più estesi e automatizzati. Se un account viene considerato sospetto, potrà essere disattivato e l’utente dovrà dimostrare la propria età attraverso procedure di verifica dedicate.
L’analisi visiva: “non è riconoscimento facciale”
La parte più delicata riguarda però l’uso dell’analisi visiva. Meta precisa che non si tratta di riconoscimento facciale tradizionale, ma di sistemi AI capaci di valutare “temi generali e indizi visivi”, come altezza o struttura ossea, per stimare una fascia d’età.
L’azienda sostiene che la combinazione tra segnali visivi, testo e interazioni consentirà di aumentare significativamente il numero di account underage individuati e rimossi.
Il tema resta comunque sensibile, soprattutto in Europa, dove il dibattito sulla verifica dell’età online si intreccia con privacy, protezione dei dati e Digital Services Act.
La dichiarazione contro Apple e Google
Nel post, Meta rilancia anche una richiesta politica ormai ricorrente: spostare la verifica dell’età a livello di app store e sistemi operativi. Secondo l’azienda, dovrebbero essere Apple e Google a verificare centralmente l’età degli utenti e condividere le informazioni con le app, evitando che ogni piattaforma debba sviluppare sistemi differenti. Per Meta, questo approccio garantirebbe maggiore uniformità, privacy e protezione.
L’annuncio di Meta arriva in un momento particolarmente delicato. La Commissione europea ha infatti rilevato in via preliminare che Facebook e Instagram violano il Digital Services Act per non aver gestito in modo adeguato il rischio di accesso ai servizi da parte dei minori di 13 anni.
Meta e lo scontro con Bruxelles sulla verifica dell’età online
Secondo Bruxelles, le piattaforme non avrebbero identificato, valutato e mitigato correttamente questo rischio, consentendo ai bambini di aggirare con facilità i limiti di età dichiarati nei termini di servizio.
Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha sottolineato che le condizioni generali non possono restare “semplici dichiarazioni scritte”, ma devono tradursi in azioni concrete a tutela degli utenti più giovani. Intanto anche il tentativo europeo di sviluppare un’app comune per la verifica dell’età procede tra molte resistenze degli Stati membri, dopo le vulnerabilità individuate nei test iniziali.
Sullo sfondo pesa anche il fronte giudiziario americano: a febbraio Mark Zuckerberg ha ammesso davanti a un tribunale civile a Los Angeles che il filtro di Instagram per bloccare gli under 13 “non ha funzionato” come avrebbe dovuto. Il risultato è un quadro sempre più teso, in cui tutela dei minori, responsabilità delle piattaforme e controllo dell’identità digitale diventano uno dei principali terreni di scontro tra Big Tech e regolatori.
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