L’esplosione della domanda di infrastrutture AI sta producendo un effetto collaterale inatteso: hard disk e sistemi di storage stanno diventando sempre più costosi e difficili da reperire, mettendo in difficoltà archivisti digitali, università, Wikimedia e persino Internet Archive.
Secondo un’inchiesta pubblicata da 404 Media, la corsa globale ai data center per l’intelligenza artificiale ha generato un’impennata dei prezzi di SSD, RAM e dischi ad alta capacità, con aumenti che in alcuni casi superano il 150%. Alcuni modelli sono completamente esauriti, mentre sul mercato secondario iniziano a comparire fenomeni di bagarinaggio digitale e rivendita a prezzi gonfiati.
Hard disk: Prezzi fuori controllo
Negli ultimi mesi i prezzi dello storage sono aumentati in modo significativo sia nel segmento consumer sia enterprise. 404 Media cita il caso di un SSD esterno Samsung da 2TB acquistato lo scorso autunno per 159 dollari e oggi venduto a oltre 575 dollari.
Anche PC Part Picker, piattaforma che monitora l’andamento dei prezzi hardware, mostra un incremento costante dei costi a partire dalla fine del 2025. In molti negozi SSD e hard disk risultano esauriti, soprattutto quelli ad alta capacità utilizzati nei data center AI.
Internet Archive: “Problema reale che ci costa tempo e denaro”
Tra le realtà più colpite c’è Internet Archive, il progetto che gestisce la Wayback Machine e uno dei più importanti archivi della storia del web.
Brewster Kahle, fondatore dell’organizzazione, ha spiegato a 404 Media che la situazione sta creando difficoltà operative concrete.
“Abbiamo scoperto che i dischi da 28-30TB che preferiamo usare semplicemente non sono disponibili o hanno prezzi molto elevati”, ha dichiarato.
Internet Archive raccoglie oltre 100 terabyte di nuovi materiali ogni giorno e conserva già più di 210 petabyte di dati archiviati. Un’infrastruttura di questo tipo richiede aggiornamenti continui e un flusso costante di nuovi hard disk.
“È un problema molto reale che ci costa tempo e denaro”, ha aggiunto Kahle, spiegando che l’organizzazione sta cercando supporto anche direttamente dai produttori di hard disk.
Anche Wikipedia teme l’impatto
Le difficoltà riguardano anche Wikimedia Foundation, che gestisce Wikipedia e Wikimedia Commons.
“Con oltre 65 milioni di articoli solo su Wikipedia, l’accesso a server e capacità di storage è vitale per noi”, ha spiegato un portavoce della fondazione a 404 Media.
Secondo Wikimedia, gli aumenti dei prezzi riguardano non solo hard disk e memoria, ma anche i tempi di consegna dei server e la possibilità di pianificare nuovi ordini.
Essendo una no profit, Wikimedia deve valutare attentamente ogni investimento hardware. Per questo la fondazione sta cercando di estendere la vita utile dei sistemi esistenti e rendere più flessibile la gestione delle infrastrutture.
I produttori privilegiano i data center AI
Dietro la crisi dello storage c’è la priorità data ai grandi clienti AI. Western Digital avrebbe già praticamente venduto tutta la propria capacità produttiva 2026 a clienti enterprise, molti dei quali legati ai data center AI.
Micron, invece, ha annunciato l’uscita dal mercato consumer Crucial, spiegando che la domanda generata dall’AI nei data center ha reso necessario concentrare produzione e supporto sui clienti strategici.
Il risultato è che progetti di archiviazione digitale, università, ricercatori e piccoli operatori stanno faticando a trovare componenti disponibili.
I data hoarder rinunciano ad archiviare
Il tema domina anche le discussioni nella community Reddit r/DataHoarder, dove archivisti amatoriali e appassionati di backup condividono frustrazione e strategie di sopravvivenza.
Molti utenti dichiarano di aver sospeso l’acquisto di nuovi dischi o di aver ridotto drasticamente i propri progetti di archiviazione. Alcuni cercano modi per riutilizzare vecchi hard disk di piccola capacità, altri parlano apertamente di “aspettare il 2029” sperando in una normalizzazione del mercato.
In diversi commenti emerge la convinzione che le grandi aziende AI e i data center abbiano già preacquistato gran parte della produzione disponibile per gli anni futuri.
Il costo nascosto della corsa all’AI
La crisi dello storage mostra uno degli effetti meno visibili della corsa globale all’intelligenza artificiale. L’AI non sta solo consumando enormi quantità di energia e potenza computazionale: sta anche drenando componenti hardware fondamentali per altri settori.
Il rischio è che archivi storici, progetti culturali, ricerca accademica e iniziative di conservazione digitale inizino a rallentare proprio mentre la rete produce quantità sempre maggiori di dati.
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